mercoledì 13 dicembre 2017

Release Blitz - "Io sono l'usignolo" di Emanuela Navone

Ben ritrovati cari lettori!

Oggi il post è dedicato al Release Blitz organizzato da Emanuela Navone per lanciare il suo nuovo romanzo. Mi scuso pubblicamente con l'autrice per il ritardo ma purtroppo una serie di impegni hanno posticipato il tutto. Vi presento la scheda tecnica del romanzo e poi un piccolo estratto. Buona lettura!



IO SONO L'USIGNOLO


EMANUELA NAVONE


Autopubblicato
Genere: thriller
Pagine: 330
Data di pubblicazione: 10 dicembre 2017
Prezzo: 2,99 euro ebook

Link di acquisto qui

Pagina Facebook del romanzo: https://www.facebook.com/iosonolusignolo

Sito web: https://www.emanuelanavone.it/

Blog: https://anticocalamaio.blogspot.it/

Sinossi: Chi è Florian Chevalier e perché ha bruciato la casa del sindaco di Val Salice? Questo si domanda il giornalista Rubino Traverso, intenzionato a scoprirne di più e sorpreso che nessuno voglia raccontare nulla.

Quando, proseguendo le ricerche, inizia a ricevere disegni bizzarri e strani messaggi intimidatori, capisce la verità non deve venire a galla. Che cosa nascondono gli abitanti di Val Salice?
In un agosto spazzato dal vento, Rubino scoprirà a poco a poco che perfino un piccolo paese sperduto fra i monti liguri ha i suoi scheletri nell’armadio. E dovrà scoprire quali.
Cosa sei disposto a perdere pur di conoscere la verità?


ESTRATTO PRIMO CAPITOLO



Lunedì 21 agosto 2000
Il trasloco a Val Salice iniziò sotto i peggiori auspici.
Primo punto: appena partiti dovemmo tornare indietro perché Rossana aveva dimenticato il valigiotto con creme, detergenti e qualsiasi orpello con cui donne come mia moglie si divertivano in bagno.
Secondo punto: partiti per la seconda volta, dovemmo di nuovo tornare indietro perché Stella non trovava Lalla e se non aveva la sua bambola di pezza rischiava di patire l’autostrada.
Terzo punto: Oscar, il gattone rosso e pigro, decise che non amava più la gabbietta e dovemmo farlo uscire, con la conseguenza che passò il viaggio disteso sulle cosce di Rossana, emettendo di tanto in tanto un miagolio di vero dolore.
Morale: arrivammo a Val Salice due ore dopo il previsto, sotto un temporale di quelli che ti annegano appena metti un’unghia fuori, Rossana e Stella nervose e io più sudato di quando, al mare, mi ostinavo a non prendere sdraio e ombrellone perché non mi andava di sborsare ventimila lire.
Ciliegina sulla torta, appena scendemmo dalla BMW, infagottati sotto giacchette leggere prese alla spicciolata in una valigia, Stella iniziò a starnutire.
Di per sé, qualche starnuto non è grave, ma essere sposati con Rossana De Simone equivaleva a una delle Grandi Tragedie.
Le hai portate le medicine? No che non le hai portate, vero? E adesso come facciamo diavolo adesso le verrà la febbre e non hai portato le medicine e se si sente male bisogna chiamare l’ambulanza andare al pronto soccorso che poi l’ultima volta siamo stati lì ore.
Neanche il tempo di scaricare i bagagli che dovetti fiondarmi in auto e cercare una farmacia in quel paesino sperduto tra i monti liguri.
Così iniziò la mia nuova vita lontano dalla città. E mentirei se dicessi che ero elettrizzato.
Il campanello suonò mentre la porta si apriva. Mi sfregai le mani l’una contro l’altra, intirizzito nel giubbotto leggero. Le scarpe di tela filtravano l’aria come ciabatte da mare. Feci due passi. File di scaffali di legno ospitavano un melting-pot di medicinali, mentre dietro il bancone, una vecchia credenza conteneva piccole brocche forse dipinte a mano. In un angolo, una vecchia bilancia si incastrava tra due depliant che promettevano la migliore soluzione alla tosse secca e spiegavano perché fosse nocivo fumare in gravidanza.
La farmacia di Ca’ Tonda, paesino minuscolo vicino a Val Salice, era un pot-pourri di scatoline colorate. Se avessi avuto dietro la mia reflex, mi sarebbe piaciuto catturare qualche sfumatura, un verde smeraldo, un rosso mattone o un bianco panna.
La donna dietro il bancone batteva sui tasti del registratore di cassa e parlottava tra sé. Al suono del campanello, alzò lo sguardo. «Buonasera» cinguettò.
«Buonasera.» Mi avvicinai con le mani in tasca.
«Freddino, vero?»
«Già.»
La donna diede una rapida occhiata al registratore di cassa. Il pollice e l’indice grattavano pigramente il mento. «Oggi il buon Charlie non ne vuole sapere di funzionare.»
Dovevo avere un’espressione stupita perché la donna scoppiò a ridere.
«Charlie è il nome che ho dato al registratore» spiegò.
«Ah.»
«Che cosa desidera?»
«Del paracetamolo. Mia figlia ha un forte raffreddore e mia moglie teme le venga la febbre.»
La farmacista annuì e uscì dal bancone. Una piccola botte in camice bianco. «In questo periodo è facile ammalarsi» disse mentre rovistava in uno scaffale. «Turisti?»
«Ci siamo trasferiti oggi a Val Salice.» Assunsi una delle mie migliori espressioni scocciate per troncare il dialogo. Non avevo di certo tempo da perdere in inutili chiacchiere.
La farmacista terminò la ricerca su uno scaffale e passò all’altro. «Un posticino accogliente, vero?»
Tentativo fallito.
«Sa che è stato quasi raso al suolo da un incendio?»
In meno di un secondo, la mia espressione scocciata diventò incuriosita. «Non lo sapevo.» Fissai la donna con vivo interesse.
La farmacista pescò una confezione di paracetamolo nascosta tra un flacone di sciroppo per la tosse e un detergente intimo. Caracollò verso il bancone e vi posò la medicina. «Successe vent’anni fa.» Scosse la testa. «Una vera tragedia.»
Posai una banconota da ventimila lire accanto al registratore di cassa. Lo sguardo della farmacista sembrava afflitto, ma dietro si scorgeva qualcosa, una specie di forte desiderio, un’aspettativa.
dai chiedimi cosa successe ti prego
Stetti al gioco.
«Che cosa successe?»
La donna parve gonfiarsi come un palloncino. Si allungò verso di me e mise una mano sulla bocca. «L’incendio distrusse la casa del sindaco e si propagò per metà del paese. Montignani, sua moglie e suo figlio non ce la fecero.» Tamburellò le dita sul bancone. «Aveva appena vent’anni, quel povero ragazzo. Morire così... Che destino ingiusto.»
Presi il flacone di paracetamolo. «È stato un incidente?»
I grandi occhi da lontra della farmacista mi guardavano fissi. «Certo che no. Florian Chevalier. L’usignolo.» Si diede un colpetto sulla tempia. «Un pazzo.» Armeggiò ancora qualche istante con il registratore. «Non è serata, vero, Charlie?»
«Usignolo?» Mi stava prendendo in giro?
«Così si faceva chiamare. Non so il motivo.» Risatina civettuola.
«Perché lo ha fatto?» Misi la medicina nella tasca dei jeans.
La donna fece spallucce. «Lo chieda agli abitanti di Val Salice.» Riprese ad armeggiare con il registratore di cassa. «Le scoccia se non batto lo scontrino?»
Feci un saluto smozzicato. Non mi scocciava. Uscii.
Oh, se lo avrei chiesto. Lo avrei chiesto di certo.
Quella palla con il camice addosso non sapeva che le tragedie erano il mio pane quotidiano.
Rubino Traverso, giornalista e fotoreporter: questa è roba per te.


BIOGRAFIA AUTRICE 

Emanuela è nata a Genova e vive in un paesino sperduto sui monti proprio sul confine con il Piemonte.
Scrive da quando era una bambina, e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. È cresciuta a pane e Stephen King, e gran parte della sua esistenza l’ha trascorsa leggendo i suoi horror e i fantasy della Bradley, Tolkien, Goodkind e autori meno famosi.
Nel 2014 ha finalmente ottenuto la laurea dopo anni di lacrime e sangue e si è trovata nel mondo reale e ha scoperto che era pieno di denti aguzzi. È diventata assistente editor per Edicolors, una casa editrice specializzata in narrativa per l’infanzia; poi, cedendo allo smisurato ego che la divora, ha deciso di diventare freelance.
Vive in una grande casa circondata da gatti — prima o poi diventerà come la gattara dei Simpson. Oltre alla scrittura, adora la musica metal e la fotografia. La trovate spesso in giro per i boschi con la sua fedele reflex e la testa sulle nuvole.
Ha pubblicato, sempre come self, il breve Prontuario di editing e il racconto Reach, contenuto anche nella raccolta a scopo benefico Only Hope.

lunedì 11 dicembre 2017

Recensione - "Senza fiato" di Ettore D'Alessandro

Buon lunedì cari lettori!

Manca poco al Santo Natale e l'idea di ricevere come regalo tanti bei libri mi entusiasma, ma anche il pensiero di poter dedicare maggior tempo alla lettura non mi dispiace con le scuole chiuse mi auguro di adottare ritmi più tranquilli e staccare almeno per un po' dalla frenetica routine!!!
Ritornando a noi, oggi voglio parlarvi di un romanzo letto qualche mese fa in formato digitale gentilmente inviatomi dalla mia cara libraia in cambio di un parere onesto e personale.  Vi dico subito che appena voltai l'ultima pagina la prima sensazione che ricordo nitidamente è stata quella di augurare con tutto il cuore che ciò che avevo appena letto in digitale potesse al più presto tramutarsi in un romanzo cartaceo. Ringrazio i miei librai di fiducia per la "fiducia" che nutrono nei miei confronti e per il gradito omaggio. 
Il romanzo in questione è un thriller, "Senza fiato" di Ettore D'Alessandro, vediamo insieme la scheda tecnica.


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SENZA FIATO


ETTORE D'ALESSANDRO


Editore: Foschi Editore

Collana: I Narratori
Pagine: 245
Prezzo: 14,00 euro

Sinossi: Sono trascorsi dieci anni da quando Manolo Perez, detective della narcotici, ha lasciato New York per fare ritorno nella natia Santo Domingo per prendersi cura dell'amata sorella minore Solly. Lui è un uomo disilluso, cinico e soprattutto ha appena scoperto di avere un cancro ai polmoni; lei invece è una bellissima e giovane ragazza piena di vita, lavora in un supermercato e proprio qui incontra Lorenzo, un affascinante immigrato di origini italiane che ricopre un importante ruolo in una compagnia di costruzioni. Manolo però non lo vede di buon occhio e, attraverso alcune indagini, scopre che il suo scetticismo iniziale purtroppo non è infondato. Narcotraffico, corruzione e una giovane e spietata vedova messicana faranno da sfondo a una vicenda sempre più intricata e avvincente. Una scrittura ad alta tensione che lascia il lettore "senza fiato", sullo sfondo di una contraddittoria Santo Domingo, paradiso dai risvolti a volte infernali, che nasconde uno dei più alti tassi di corruzione, di violenza e di inquinamento dell'America Latina.


Ho letto questo romanzo a “scatola chiusa”, inconsapevole di ciò che avrei potuto trovare all'interno delle sue pagine. Un po’ titubante all'inizio, mi sono immediatamente ricreduta dopo i primi capitoli. "Senza fiato" è uno strepitoso thriller, romanzo d’esordio del giovane autore Ettore D'Alessandro, in grado di rapire il lettore e calamitarlo nella storia.

Se l’inizio potrebbe spiazzare creando confusione e un senso di smarrimento, man mano che procediamo nella narrazione tutte queste sensazioni vengono placate facendo spazio allo stupore e ai tanti colpi di scena che si avvicendano. Senza tanti preamboli l'autore ci conduce da subito nel cuore della storia; una sparatoria all'interno di un cantiere senza un apparente motivo è l'incipit da cui prende il via tutta la vicenda. Dopo l'episodio della sparatoria siamo obbligati a fare qualche passo indietro tanto che la narrazione procede in senso inverso e pian piano tutti gli elementi emergono disegnando un quadro perfetto in ogni suo dettaglio. I personaggi ci vengono presentati con parsimonia, in apparenza senza un filo conduttore tra di loro ma in realtà tale filo disegnerà nel seguito un'inappuntabile intreccio.

Conosciamo dapprima Manolo, agente dell’antidroga. Un uomo che non teme né i criminali né gli ufficiali corrotti e né tantomeno la sua malattia che lentamente lo consuma. Dopo venti anni passati a New York, Manolo decide di ritornare nel suo paese, la Repubblica Domenicana. Sull'isola ha solo una sorella, Solly, una dolce ragazza che perderà la testa per un affascinante italiano, Lorenzo. Quest'ultimo è il personaggio più inquietante, presentato come un lavoratore onesto e dai saldi principi, ma in realtà questa è tutta apparenza! Lorenzo è una persona spietata, con la passione per il poligono e un passato da non trapelare, coinvolto in un schema criminale ben saldo e complesso dove difendere la sua posizione sarà molto difficile e pericoloso.

Lo stile narrativo adottato è incalzante, capace di mantenere sempre alto il livello di attenzione del lettore. Una prosa frenetica che scorre impetuosa fino all’epilogo, complice una trama ben sviluppata e dei personaggi ben descritti. Infatti, nonostante sia un thriller l’autore ha saputo far emergere anche il lato umano di ognuno di loro; mi sono sentita vicino a Lorenzo, mi sono dispiaciuta per Manolo e ho provato odio nei confronti di tutti gli uomini immischiati nel crimine.
"Senza fiato" è un thriller ma al suo interno troviamo anche una storia d’amore per niente mielosa anzi ho apprezzato molto questo lato un po’ "rosa". Ma vogliamo parlare dell'ambientazione? La Repubblica Dominicana fa da sfondo a un lurido quadro criminale, descritta negli elementi essenziali dall’autore ma perfettamente chiara nella mia immaginazione. I fatiscenti quartieri della capitale, il caldo percepito già dalle prime ore della mattina e la cultura domenicana che emerge a singhiozzi tra una vicenda e l’altra il tutto fondamentale per regalare alla storia quel tocco in più.
Ogni tassello viene pian piano scoperto e il risultato finale è un magistrale incastro. Nel complesso questo thriller l’ho divorato, l’ho letto con piacere e ne conservo un buon ricordo.


L'AUTORE

Ettore D'Alessandro nasce in un piccolo paese del nord italia. A 14 anni pensava che sarebbe diventato un campione di motociclismo, a 18 anni il suo sogno si è infranto a 200 km/h in un incidente da cui esce vivo per miracolo. Dopo l'infortunio, la passione per la notte l'ha portato in giro per l'Italia come direttore artistico di svariati locali notturni, fino al trasferimento a Roma per studiare cinematografia, dove ha fatto numerose esperienze accettando qualsiasi lavoro lo portasse sul set. Dopo aver scritto e diretto alcuni cortometraggi, si trasferisce a Los Angeles, ma dopo pochi anni è costretto a tornare in Italia. Riparte dal suo paesino e torna a Roma dove lavora in numerose serie televisive e produzioni cinematografiche, ma senza mai ottenere la tanto attesa grande possibilità. Decide di rimettersi in marcia questa volta con la famiglia. Una vacanza in Repubblica Domenicana segna una svolta nella sua vita.

Da allora ha scritto, prodotto e interpretato il suo primo film, Sambà, nominato miglior film straniero al prestigioso Tribeca Film Festival di NYC. Attualmente sta lavorando alla sua seconda produzione cinematografica internazionale Flow, basata sul suo primo romanzo, Senza fiato.

martedì 5 dicembre 2017

Recensione - "Olga di carta- Jum fatto di buio" di Elisabetta Gnone

Buon pomeriggio lettori,

oggi ritorno a parlarvi di libri ma lo faccio con una piacevole storia. Qualche volta anche noi adulti abbiamo bisogno di racconti che scaldano il cuore e ci carezzano l'anima grazie al quel pizzico di fantasia che li contraddistingue. Ho trascorso alcune ore in compagnia della mitica Olga di carta ed è inutile dirvi che sono state meravigliose!


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Olga di Carta - Jum fatto di 

buio


Elisabetta Gnone


Editore: Salani
Illustratore: Linda Toigo
Pagine: 215
Prezzo: 14,90 euro

Sinossi: È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta - Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.


"Olga di Carta - Jum fatto di buio" è il secondo capitolo della serie "Olga di carta della bravissima Elisabetta Gnone. Come nel primo libro anche qui troviamo le illustrazioni di Linda Toigo realizzati con la tecnica del PAPER CUT (incisioni su carta). Meravigliosi disegni nero su bianco che ci permettono di concretizzare nel nostro immaginario i tanti simpatici personaggi. Premetto che non ho letto il primo volume della serie ma questo non mi ha impedito di apprezzare la storia di "Jum fatto di buio". E' da tempo che corteggiavo i libri di Elisabetta Gnone poiché immancabilmente ogni volta che facevo il mio ingresso in libreria le bellissime cover rapivano la mia attenzione ( mi riferisco alla serie di Fairy Oak) ma ne ho rimandato sempre la lettura convinta che non facessero il caso mio. Invece, con mia grande sorpresa ho dovuto ricredermi...

Balicò è un piccolo villaggio ricoperto dalla bianca coltre di neve e abitato da persone col nome molto buffo. Olga Paper chiamata anche Olga di Carta è conosciuta da tutti per le bellissime storie che racconta in giro. Raccontare storie è un dono che molti le riconoscono per la sua capacità di risollevare gli animi. In questo secondo volume Olga narra tanti piccoli aneddoti che vedono come protagonista sempre un unico personaggio, Jum fatto di buio. Jum viene descritto come un essere flaccido e informe, con un abbozzo di testa, braccia e gambe, di corporatura grossa e pesante, con la caratteristica di essere invisibile agli umani e visto solo dai cani. Jum potrebbe provocare una sensazione di paura in quanto si nutre del dolore e della disperazione di una persona e di conseguenza trae godimento dalle sue lacrime definite da lui stesso "squisite". Ed è appunto "il dolore" e "le mancanze" il perno intorno al quale l'autrice ha voluto tessere la sua storia e lo fa con una delicatezza disarmante da ammaliare ogni tipo di lettore dal più piccolo al più grande. La piccola Olga, esile come un ramoscello, in compagnia del suo amico Bruco va in giro e regala storie. Appena viene vista, tutti tendono le orecchie pronti ad assaporare un nuovo racconto consapevoli del talento inventivo di Olga. Lei, infatti, ha una storia per tutti, sa ascoltare il dolore di chi ha di fronte e cerca di rincuorarlo parlando di Jum fatto di buio. Quelle di Olga non sono storie paurose, al contrario sono piene di speranza. 

Ognuno di noi ha un "buio" dentro, un dolore che ci trafigge e ci fa versare lacrime copiose, ma il segreto sta nel reagire, riservare alle nostre sofferenze un piccolo posticino del nostro cuore e affrontare la vita sempre e comunque con un sorriso. Il nostro Jum odia la felicità e fugge via quando alle lacrime i sorrisi prendono il sopravvento. Riflettendo...nella vita di tutti i giorni, Jum è dovunque perché è facile cadere nella tristezza e nella disperazione per qualsiasi sciocchezza. Ma perché versare lacrime e piangersi addosso quando la vita è tanto bella?
Ho letto questo romanzo insieme a mia figlia di sette anni, la sera prima di andare a letto gli leggevo qualche pagina e ovviamente cercavo di spiegarle il significato delle storie di Olga e sono rimasta sorpresa dalla sua attenzione e voglia di sapere. Per un'autrice che scrive libri per ragazzi il loro apprezzamento penso sia il suo successo perché se si è in grado di arrivare all'animo dei bambini/ragazzi credo che si può essere fieri di aver fatto un buon lavoro. 
Questo romanzo avvale ancora di più la mia tesi secondo la quale le parole hanno un potere terapeutico, curano le ferite dell'anima e messe insieme a formare un racconto diventano tanto potenti che potrebbero essere in grado di sconfiggere ogni vuoto, bisogna solo saperle usare e la Gnone nella veste di Olga ha adempiuto magistralmente questo ruolo. 

Come dice la nostra amica Olga - i "bui" non esistono, siamo lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene.


venerdì 1 dicembre 2017

I libri natalizi che preferisco...e magari leggere e rileggere

Buon pomeriggio! 

primo dicembre e si inizia a respirare aria natalizia, le luci sono più scintillanti, il tepore del camino ci riscalda, fumanti tazze di cioccolata e biscottini allo zenzero addolciscono i nostri pomeriggi... insomma mancano ventiquattro giorni al Natale e oggi sul blog vi presento alcuni romanzi che in questo magico periodo amo leggere. Primo fra tutti c'è il celeberrimo "Canto di Natale" di Dickens, ormai rientra nella mia tradizione librosa leggere questo libricino in procinto del Natale, lo adoro e nonostante sia una rilettura ogni volta colgo sempre un particolare che magari mi era sfuggito! Lo consiglio a tutti!!! La versione che vi propongo è quella che ho io, pubblicata da Garzanti.


Risultati immagini per canto di natale dickens garzanti immagineCANTO DI NATALE - CHARLES DICKENS - GARZANTI

Ebenezer Scrooge, arido e spilorcio finanziere londinese, odia il Natale. Lo considera – anzi – tempo perso, un ostacolo al proprio arricchimento. Ma la notte della Vigilia, dopo una giornata passata alla scrivania senza nulla concedere all’atmosfera festosa che lo circonda, riceve la visita di tre spiriti: del Natale passato, presente e futuro.
Nel corso di un fantastico viaggio che farà rivivere a Scrooge tutte le tappe della propria vita e intravedere un ben misero avvenire, gli spiriti riusciranno ad aprire i suoi occhi a sentimenti di generosità e amore.
Il Canto di Natale non è però solo una favola a lieto fine. È anche uno degli esempi meglio riusciti di critica sociale di Dickens, oltre che una delle più famose e commoventi storie sul Natale.



Risultati immagini per il fantasma dell'abate libro immagineIL FANTASMA DELL?ABATE - LOUISE MAY ALCOTT - ELLIOT EDIZIONI

Maurice e Jasper Treherne sono due cugini di buona famiglia che condividono piaceri e avventure della giovinezza. Un giorno Maurice salva Jasper dall'annegamento, riportando gravi ferite che lo costringono sulla sedia a rotelle. Inoltre viene diseredato per motivi misteriosi dal facoltoso zio. Alla morte di costui, Maurice viene comunque accolto in casa con affetto e gratitudine per il suo nobile atto di altruismo. Grazie a questa convivenza, il giovane spera di poter un giorno conquistare l'amore di Octavia, sua cugina, la cui madre però ostacola l'unione, sperando in un matrimonio più favorevole per la bella figlia. Durante le vacanze di Natale la famiglia e alcuni amici - incluso un potenziale pretendente di Octavia - si ritrovano per i festeggiamenti. Maurice sembra aver ormai perso ogni speranza, ma le cose prenderanno una piega inaspettata grazie all'apparizione del fantasma del vecchio abate che viveva nella villa quando era ancora un'abbazia. In questo romanzo breve, scritto con lo pseudonimo di A.M. Barnard, ritroviamo le presenze fantasmatiche di Charles Dickens e gli amori difficili di Jane Austen, immersi in una delicata atmosfera natalizia.



Risultati immagini per un natale tutto per se libro immagineUN NATALE TUTTO PER SE' - RACCONTI DI SCRITTRICI TRA OTTO E NOVECENTO - SARA DE SIMONE - EDIZIONE CROCE

I racconti di "Un Natale tutto per sé" attraversano l'intera Europa per arrivare fino agli Stati Uniti. Dieci scrittrici raccontano il loro Natale, quello passato su un marciapiede innevato o quello al caldo di un camino scoppiettante, quello trascorso nella solitudine austera di un convento o quello a una tavola imbandita a festa. Natali tutti diversi, ognuno con le sue tradizioni, le sue leggende, i suoi misteri che invitano i lettori a immergersi nell'atmosfera, ora sacra ora profana del giorno più importante dell'anno. Una raccolta, che si pregia di alcuni inediti, in cui le voci più importanti della letteratura mondiale - Alcott, Gaskell, Pardo Bazàn, Colette, Mansfield - e quelle di alcune grandi protagoniste della letteratura italiana - Cordelia, Haydée, Messina, Serao, Deledda - si alternano per commuovere, emozionare, divertire e far riflettere. Un regalo da mettere sotto l'albero di Natale, sì, ma anche un piccolo "albero genealogico" della letteratura delle donne in cui le parole e le storie di scrittrici molto diverse fra loro s'incontrano e intrecciano in una fantasmagoria di punti di vista. Un coro polifonico di voci eccezionali in visita a chi legge... perché durante la notte di Natale tutto può succedere.



Risultati immagini per neve strenne e storie di natale libro immagineNEVE, STRENNE E STORIE DI NATALE - A cura di M. BARBUNI (TRADUTTORE), S. ASARO (TRADUTTORE), V. VISAGGIO (TRADUTTORE)

Le maggiori firme della letteratura mondiale vengono qui raccolte in un ricco volume a cura di Mara Barbuni. Dieci scrittori raccontano la loro storia: dagli affetti del focolare domestico alla solitudine di una stanza vuota, dalla mondanità degli studi cinematografici al profondo e riflessivo rispetto della tradizione. Un'antologia che si pregia di numerosi inediti, in cui i nomi più importanti della letteratura mondiale - Grazia Deledda, Emilia Pardo Bazán, Maria Messina, Ralph Henry Barbour, Francis Scott Fitzgerald, Mary Elizabeth Braddon, Beatrix Potter, Anthony Trollope, Luisa May Alcott, John K. Bangs ed Edith Wharton - si rincorrono per intrattenere il lettore senza mai smettere di commuoverlo e di emozionarlo. Insomma, una galleria narrativa di grande valore, che intende non solo toccare il cuore di chi legge, ma anche rendere il Natale un giorno ancora più magico.



Risultati immagini per miracolo in una notte d'inverno libro immagineMIRACOLO IN UNA NOTTE D'INVERNO - MARKO LEINO - FELTRINELLI

Pochi giorni prima di Natale, Nikolas, cinque anni, perde i genitori e la sorellina Ada in un incidente in mare. La gente del vicino villaggio di pescatori vorrebbe aiutarlo, ma nessuna famiglia si può permettere di adottarlo, così si decide che Nikolas passerà un anno presso ciascuna casa del paese. Il bambino, inizialmente chiuso in un lutto apparentemente inconsolabile, si apre sempre più al calore e all'affetto delle persone che lo accolgono, con le quali nascono legami indissolubili. Nikolas ha perso la propria famiglia ma è diventato il figlio di una comunità intera, verso la quale sente un amore profondo. A tredici anni si trasferisce a vivere dal vecchio Isak, in quella che d'ora in poi sarà per sempre la sua casa: la capanna del falegname ospita un meraviglioso laboratorio dove il ragazzino può assecondare il proprio talento nell'intagliare il legno. I giocattoli di legno creati da Nikolas suscitano in chi li riceve una tale gioia che il ragazzo si ripromette di regalarli ai bambini del villaggio tutti gli anni, a Natale. Quando nel paesino nasce una nuova bambina, cui viene dato nome Ada, tra lei e Nikolas, ormai uomo, s'instaura un rapporto speciale: solo lei conosce la vera identità del leggendario "Uomo del Natale" che ogni anno distribuisce di nascosto regali a tutta la comunità, ed è grazie a lei che Nikolas abbandona il dolore al passato per dedicarsi alla gioia di tutti i bambini.


Dickens quest'anno sarà una rilettura come vi ho anticipato all'inizio del post, mentre mi piacerebbe leggere "Il fantasma dell'abete" della mia amata Louise May Alcott. La Alcott è stata una delle mie autrici dell'adolescenza con il suo famosissimo "Piccole donne"...che ricordi!!! "Miracolo in una notte d'inverno", invece, l'ho letto l'anno scorso come lettura di gruppo proprio in questo periodo. Una storia molto carina i cui capitoli sono divisi per giorni fino al giorno del Santo Natale, quindi un capitolo al "giorno" è perfetto (come un calendario dell'avvento)!
Le uniche letture che conto di recuperare e magari se riesco anche di leggerle sono "Un Natale tutto per sè" e "Neve, strenne e storie di Natale" che penso devono assolutamente far parte della mia libreria tra i romanzi del Natale. 
E con questo è tutto, ora ditemi voi, avete un libro che puntualmente in questo periodo prelevate dalla libreria e vi accompagna al giorno più bello dell'anno? 

lunedì 27 novembre 2017

Recensione - "Vicarìa. Un'educazione napoletana" e "Il giardino degli inglesi" di Vladimiro Bottone

Buon pomeriggio cari lettori, 

è da tempo che voglio parlarvi di due romanzi, il primo letto quest'estate (Vicarìa. Un'educazione napoletana) mentre il secondo l'ho appena finito (Il giardino degli inglesi), ma ho pazientemente aspettato la presentazione di entrambi, presso la libreria del mio paese, per aver un quadro completo sull'intera storia e magari spifferarvi qualche curiosità. L'autore è Vladimiro Bottone, napoletano, anche se attualmente vive e lavora a Torino. Collabora alle pagine culturali del Corriere del Mezzogiorno e de L'Indice dei libri del mese. La scrittura è una sua grande passione, infatti Vladimiro Bottone incanta con le parole, nel senso che la sua minuziosa ricerca del sostantivo o del verbo giusto per descrivere un'azione o semplicemente per esprimere un'emozione rende i suoi libri "speciali" per la distinta terminologia adottata. Ogni parola si incastra perfettamente al contesto storico e alle vicissitudini dei personaggi.


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Vicarìa. Un'educazione napoletana

Vladimiro Bottone
Editore: BEAT Edizioni
Pagine: 487
Sinossi: qui




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Il giardino degli inglesi
Vladimiro Bottone

Editore: Neri Pozza
Pagine: 400
Sinossi: qui





Napoli aveva questo di bello: che tutto era acquistabile, tutto era contrattabile. La menzogna, la vita, la morte, la parola fraudolenta, quella d'onore, il silenzio. Il silenzio che trova nella morte la sua migliore custodia.


Con questa citazione tratta da Vicarìa vi introduco nella Napoli del 1841, nel periodo del Regno dei Borboni.
Vladimiro Bottone ci prende per mano e ci accompagna nei vicoli più bui, luridi e corrotti di uno dei quartieri  più antichi e malfamati di Napoli, la Vicarìa. 
Senza tanti giri di parole, si va subito al dunque, infatti è nelle prime pagine che si consuma il "fatto". Antimo, un ragazzino di otto anni (un serragliuolo) viene ucciso durante un tentativo di fuga. "Serragliuoli", così vengono chiamati i reclusi del Serraglio o Reclusorio o Real Albergo dei Poveri voluto da Carlo III di Borbone per ospitare tutti i poveri del Regno di Napoli. 
Facciamo immediatamente la conoscenza di Gioacchino Fiorilli, Commissario di Primo rango da poco in servizio a Vicarìa. La sua poca esperienza affiancata alla sete di giustizia e alla sua incapacità di utilizzare strumenti scorretti per incastrare il colpevole fanno di Fiorilli il perno intorno al quale ruota lo svolgimento di un'indagine innescata  dalla morte del piccolo orfanello. L'intera vicenda viene presa a cuore dal giovane Ispettore Fiorilli il quale spinto dalla voglia di fare giustizia farà di tutto per trovare le prove necessarie per incastrare il colpevole. 
Altro personaggio chiave è il dottore De Consoli che in "Vicarìa" inizia a tastare il terreno e gettare le basi per le sue future intenzioni. Lui è il "cattivo", un perfetto rappresentante del male con la capacità di riflettere il male e compiere le giuste mosse in una realtà sopraffatta da maldicenze e congetture. De Consoli lo ritroviamo anche ne "Giardino degli inglesi" dove assistiamo ad un vero e proprio sviluppo del personaggio. Infatti se in "Vicarìa" i capitoli che lo riguardano si alternano ad altri dove l'autore introduce diversi personaggi, in "Il giardino degli inglesi" De Consoli è la figura portante su cui gravano i comportamenti di chi intende incastrarlo. In entrambi i romanzi non mancano le donne il cui ruolo è piacevolmente invischiato, contraddistinto da un pizzico di malizia tipico del gentil sesso. Pennellate di rosa che perfettamente fanno da contrasto ad uno sfondo buio e tenebroso. Personalmente ho molto gradito le "donne" portatrici di spiccate personalità e con ruoli ben precisi all'interno della storia. 
"Vicarìa" è un romanzo giallo storico che pone l'attenzione su un luogo, il Serraglio che ha fatto la storia a Napoli spingendo il lettore a documentarsi per saperne di più. Un dei pregi che voglio attribuire all'autore è la sua capacità a trasmettere immagini vivide di una Napoli ottocentesca impregnata nei suoi usi e costumi tipici dell'epoca. I vicoli bui illuminati  dalla fioca fiamma dei lumi a petrolio, il trotto dei cavalli che traiano carrozze guidate da spericolati cocchieri e le sciabole sfoderate per ottenere giustizia o impaurire il nemico. Inoltre la malavita, la superstizione, il gioco dell'otto, la povertà che traspare dagli occhi dei poveri orfanelli improvvisati venditori ambulanti, gli odori fetidi che aleggiano negli angoli più tetri e poveri del centro storico, infine chiude il cerchio la corruzione. In una Napoli avvolta da una penombra inquietante la "corruzione" è la padrona. 
"Vicarìa" getta le basi per assaporare al meglio le vicende del dottore De Consoli e del Commissario Fiorilli che seguono ne "Il giardino degli inglesi". In questo secondo capitolo l'autore ha volontariamente indirizzato l'attenzione sulla malvagità di De Consoli e sulle sue ossessioni perverse, invitando il lettore a riflettere sulla capacità del dottore a calamitare i comportamenti di chi gli ruota intorno verso azioni insensate.
Inoltre magistrale è stata l'intuizione di trascinare ai piedi del Vesuvio una famiglia di origine inglese le cui vite si intrecciano con i personaggi sopra citati. 


Una perpetua, quotidiana estrazione del Lotto, a Napoli. Buona sorte ogni tanto, mala sorte quasi sempre.



Come ho detto poco sopra l'autore adotta uno stile linguistico pulito e ben curato, ogni cosa è descritta con il giusto vocabolo. Per leggere entrambi i romanzi secondo me è fondamentale entrare in simbiosi con il periodo storico per comprendere al meglio lo svolgimento delle indagini che avvengono con una certa flemma...tutta giustificata (nell'800 la tecnologia non esisteva quindi tutto veniva svolto secondo l'intuito e con i pochi mezzi a disposizione!). 
"Vicarìa" e "Il giardino degli inglesi" sono romanzi storici - noir e hanno bisogno di una particolare predisposizione per essere letti per questo non mi sento di consigliarli a chiunque. La corposità della trama non permette di leggerli tutto d'un fiato, le pagine vanno centellinate per poterne assaporare ogni sfumatura e apprezzarlo. Voltando l'ultima pagina de "Il giardino degli inglesi" penso che l'autore ha intenzionalmente voluto lasciare un finale aperto e questo mi fa intuire che ci sarà un prosieguo. Di sicuro non lo so, perché alla mia domanda non ha voluto sbilanciarsi quindi non mi attende che aspettare! Sicuramente se ci sarà lo leggerò...ormai mi sono affezionata ai personaggi e sono curiosa di scoprire come vanno a finire alcune situazioni lasciate in sospeso. 

Perfetto per chi ama i romanzi storici di un certo spessore, dove l'indagine si intreccia a un contesto sociale corrotto e sporco. Perfetto per chi ama le letture lente ma che lasciano il segno. Perfetto per i pomeriggi invernali dove a farci compagnia sono solo le pagine di un buon romanzo e una fumante tazza di tè!

mercoledì 22 novembre 2017

Recensione - "Le tre del mattino" di Gianrico Carofiglio

Buon pomeriggio lettori incantati,

dopo una settimana piena di impegni ritorno con una nuova recensione! Questo romanzo è stato scelto dal mio gruppo di lettura come lettura (scusate la ripetizione) del mese di novembre. Premetto che non ho letto nulla fino ad ora di Carofiglio quindi l'ho praticamente acquistato a scatola chiusa fidandomi del giudizio delle mie amiche lettrici. 


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LE TRE DEL MATTINO


GIANRICO CAROFIGLIO


Editore: Einaudi Stile Libero Big

Pagine: 175
Prezzo: 16,50 euro 

Sinossi: Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È cosí che il ragazzo e l'uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l'uno nell'altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull'orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature piú delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell'amore, del talento.
«E papà suonò da solo. Io non lo avrei confessato nemmeno a me stesso, ma ero orgoglioso e fiero di lui, e avrei voluto dire a chi mi stava vicino che il signore alto, magro, dall'aspetto elegante che era seduto al piano e sembrava molto piú giovane dei suoi cinquantun anni, era mio padre. Quando finí, inseguendo il senso di ciò che aveva suonato in due scale conclusive e malinconiche, scoppiò un applauso pieno di simpatia. E anch'io applaudii e continuai a farlo finché non fui sicuro che mi avesse visto, perché cominciavo a capire che esistono gli equivoci e non volevo che ce ne fossero in quel momento.


"Le tre del mattino" è il primo romanzo che leggo di Gianrico Carofiglio. Conoscevo l'autore per la sua bravura ma non ho mai letto nulla di suo quindi purtroppo non ho alcun elemento di paragone.  
La storia è romanzata anche se l'autore si è ispirato a fatti realmente accaduti. Infatti nelle sue pagine affiora la vita, la vulnerabilità dei rapporti interpersonali e la voglia di scoprirsi. 


"Nella vera notte buia dell'anima sono sempre le tre del mattino" Fitzgerald


Antonio è un liceale, figlio di genitori separati e affetto da una lieve forma di epilessia. La malattia presentatosi in tenera età lo ha fatto sempre sentire inadeguato tanto da vergognarsi dinnanzi alla perfezione di ciò che lo circondava. Antonio è l'io narrante che in prima persona e sotto forma di diario ci racconta del viaggio fatto con il papà a Marsiglia. Un viaggio organizzato in fretta che ha come unico scopo quello di incontrare un grande luminare della Neurologia. Un padre e un figlio  provano a ricucire un rapporto logorato dalle abitudini e contornato da mille silenzi grazie a un caso di serendipità. La terapia imposta dal luminare è quella di non dormire per due notti di seguito assumendo un farmaco ogni otto ore e da qui parte il tutto.
Tra i quartieri belli e quelli meno belli di Marsiglia, padre e figlio incontrano ogni tipo di persona, ascoltano musica jazz dal vivo, cenano al ristorante, fanno lunghe camminate e tante confidenze...


Sullo sfondo di una Marsiglia dai mille colori si susseguono i dialoghi padre e figlio, banali in alcuni tratti mentre pieni di citazioni in altri.
"Le tre del mattino" è un romanzo che ho letto in poche ore, la prosa scorre veloce anzi per i miei gusti troppo veloce considerato anche il numero di pagine, appena 165! Di solito non disistimo i romanzi brevi ma in questo caso non sono riuscita a entrare in sintonia con i protagonisti, non sono riuscita a calarmi nella psiche maschile. Interessante l'idea di fondo e anche l'ambientazione l'ho trovata stimolante ma tutto troppo frettoloso, tutto troppo sbrigativo. Tutta questa "velocità" non mi ha permesso di affezionarmi alle vite dei suoi protagonisti e a lettura finita, anche a distanza di giorni mi sono ritrovata a pensare alla storia con fatica e senza coinvolgimento. Inoltre già a metà libro ho intuito dove il ragazzo voleva andare a parare e questo aspetto mi ha un pizzico irritata. Tirando le somme "Le tre del mattino" non è un brutto libro ma neanche un capolavoro di emozioni, per me è stata una lettura di passaggio tra un libro ed un altro senza tante pretese.